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La Frase del Mese

"Cambiare l'Italia? Sì, si può fare." (Walter Veltroni)

mercoledì, dicembre 12, 2007

La Frase del Mese

Nov. 2007: "Vendono gli dei quello che danno" (F. Pessoa)
Dic. 2007: "La mente è il proprio luogo, e può fare in sè del paradiso l'inferno, dell'inferno un paradiso" (J. Milton)
Gen. 2oo8: "E il diverso esilio per cui bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse" (U.Foscolo)


In Corso Di Aggiornamento

mercoledì, novembre 21, 2007

ANSA: attentato

ANSA = Agenzia Notizie Satiriche Antipolitiche

"Attentato"
Voci complottiste affermano che Silvio Berlusconi sarebbe scampato ad un attentato sullo stile che colpì il presidente USA John F. Kennedy poichè il leader del neonato "Popolo della libertà", anche se in piedi sul finestrino della sua automobile bianca, non era visibile dal palazzo difronte

ANSA: demeritocrazia

ANSA = Agenzia Notizie Satiriche Antipolitiche

"Dilaga la demeritocrazia"
L'On. Antonio Di Pietro si classifica secondo a Miss Italia nonostante il suo ministero dichiari di aver già stanziato i fondi per coprire la fame nel mondo.
Vince a sorprese il fratello dell' On. Clemente Mastella che la giuria considera un ottimo messaggio contro l'anoressia e il perfetto prototipo della ragazza della chiesa accanto.

mercoledì, novembre 14, 2007

Figli del Dubbio

Siamo uomini,
anime erranti su sentieri vuoti,
viandanti di mondi che prendono senso tra le pieghe del tempo.
E vada iddio
ad innalzare guglie per la Città d'Argento
come satana
a reggere il trono dell'odio nell'abisso,
che è ombra allo specchio dell'altro.
Siamo uomini,
vaghiamo per quel mondo di mezzo che non brilla di luce d'oro
e che al pari non arde alla fiamma maligna.
Siamo uomini,
esseri interrotti e mortali
di entrambe le nature partecipi
ma di alcuna veramente figli.
Siamo la prole dell'incompiuto
e gli eredi del dubbio.
Che ancora l'incertezza ci ottunde l'intelletto,
se Samaele cadde per orgoglio
o per disegno.

martedì, novembre 06, 2007

Si Ringrazia

Si ringrazia:

Fluffy Boy,
per la stupenda immagine del fulmine che potete vedere sopra il profilo
e vi invito a visitare la sua galleria di Foto presso il sito "Photo4U"

I binari per l' Altrove


Nebbia..
lacrime inestinte sospese tra i mondi
le anime le spingono nel vento incapaci di non farle uscire
anche se ancora non se la sentono di.. lasciarle andare

Dove c'è nebbia c'è un'anima che piange
Dove c'è un'anima che piange c'è una storia da raccontare
e.. dove c'è una storia da raccontare c'è una strada da percorrere

Non importa se non riesci a vederla,
la strada c'è.. e porta di certo da qualche parte

e allora.. conviene guardare per terra
ascoltare il vento e..
cercare la porta aperta su quella vita.


Ho iniziato questo Blog con queste parole...
Ora, dopo il tempo che è passato, sento il bisogno di scriverle di nuovo
Sento il bisogno di continuare a vagare su quelle strade senza meta
dovunque vadano, comunque siano...
di pietra, di polvere... o di Ferro

martedì, ottobre 23, 2007

Of Light & Darkness



In assenza di luce, le tenebre prevalgono

Il crollo sordo dei fallimenti


Lo sguardo di Jill indugiava su quel vicolo sporco spazzato da uno svogliato e freddo vento di novembre. Seguiva con gli occhi il lento contorcersi, al soffio del cielo, di una morente locandina ingiallita: Compagnia teatrale “Il musico sordo”, audizioni.
Era inerme e muta nell’assordante eco dei suoi sogni infranti. Rimaneva ferma, sconfitta. Di fronte alla sua resa il vento accompagnava con un requiem la morte della sua sigaretta al suo respiro invisibile. Joshua si lasciava sostenere dal muro mentre il suo sguardo si perdeva nel nulla e il ricordo giocava a nascondino col dolore afferrando quegli attimi assassini di sogni che non aveva saputo sconfiggere. Dietro di loro, il vecchio teatro scompariva piano nella nebbia e li lasciava esuli e vinti nell’aria gelida mentre la polvere li stringeva in quell’abbraccio consolatore che loro non erano ancora riusciti a donarsi. Erano lì, alla distanza di un bacio, ma il disincanto negava loro ogni traccia di idillio. Erano loro le facce di quella moneta arrugginita che danzava come un barbone ubriaco nella polvere: uniti ma eternamente disgiunti, stretti ma angosciosamente soli. Ed anche quella moneta rotolò via, lontano da loro. Non trovarono la forza di fermala: di impedirle di essere, nella sua piccolezza, l’ennesima occasione mancata. Erano entrati per saggiare sul palco la recitazione nel dramma ma su quelle vecchie assi di legno, nell’oro antico delle luci ingiallite, l’unico dramma che si era consumato era il loro.

-Avanti il prossimo Riccardo

Avevano detto; e lui era entrato.
Si era trascinato al centro ciondolante sotto il peso della sua gobba, aveva lasciato che il suo sguardo inseguisse indagatore i vicoli di Londra e poi, votati gli occhi alle stelle:

-Ormai l’inverno del nostro scontento si è mutato in meravigliosa estate, a questo sole di York; e tutte le nuvole che pesavano sulla nostra casa sono sepolte nel profondo cuore dell’o…

-Il prossimo!
-…ceano

-Ho detto: il prossimo!

-Ma…?!

Aveva provato a dire respirando un Joshua che intanto non riusciva a evitare l’avvento dell’incongruente tamburellare tachicardico del cuore

-Senti, mi spiace ragazzo. Ma non c’è pathos, non c’è sguardo, non c’è il corpo. Non c’è niente. Un Riccardo terzo così sarebbe morto secoli prima di dire “il mio regno per un cavallo”.

Aveva sentenziato la voce del regista, seduto tra i posti del pubblico.

Ed egli pugnalato alla schiena da quelle parole, se n’era uscito molto più gobbo e più Riccardo di quanto fosse mai entrato.
I suoi occhi avevano cercato con un po’ di fanciullesca speranza uno sguardo consolatore negli occhi di Jill, ma quelli non lo videro neanche arrivare. Indugiavano già da un po’ sulle assi del palco, incapaci di tornare a sollevarsi, definitivamente ancorati alla polvere da una magistrale serie di:

-Il prossimo!

Che avevano accompagnato gli ultimi tre anni di tentativi, e gli ultimi cinque di sogni. Erano occhi che pensavano a quanto avevano immaginato in quei lunghi anni di convivenza, che avevano disegnato un figlio, prima. Poi avevano abbassato il tiro su una vita tranquilla. E oramai erano scivolati a terra, incapaci di chiedersi cosa si potesse sognare con quello che dava loro il suo misero e vuoto stipendio di commessa.
Niente era più come allora, eppure nessuno trovava la forza di andarsene per la propria strada. Forse sarebbe bastato che uno dei due avesse avuto un po’ più di coraggio o forse, sarebbe bastato che gli occhi stramazzati a terra di lei avessero trovato la forza di incontrare quelli persi nel vuoto di lui.
Ma niente di tutto questo, continuava ad accadere.


- fine -

Shooting John


Alzati.
Mettiti qualcosa addosso.
Cazzo. Perché continui a rasarti i capelli, ti fanno la testa meno a palla.
Ho qui le carte; pianificato tutto, nero su bianco.
Dio che tende di merda.
Fuori fa caldo; cioè per essere novembre… in somma, fa caldo.
E sbottonati quella salopet, nessun tizio delle pulizie la porta su. Tieni il grembiule.
Muoviti dobbiamo preparare tutto prima che inizi la parata; c’è poco tempo.
Sarà una giornata storica, davvero.

Il caffé è sul tavolo; latte e zucchero giusto?
Gli attrezzi li prendo io. Andiamo.

Certo che vivi proprio in un quartiere di merda.
Pensa te; da domani sarà un’altra storia.
No fermo, la nostra macchina è quell’altra: quella nera. Sali.
Non ti da fastidio se fumo, vero?
Altrimenti sono cazzi tuoi. Sopporti.

Pensa te: il padre di quel figlio di puttana è un magnate della finanza, e lui va in giro a fare il pacifista.
Traffico di merda. Dallas è invivibile di questi tempi.

Cioè, roba da non crederci:
è andato su con i voti dei cattolici e adesso ce li spacca con questa storia della distensione coi russi e dei diritti ai negri.
Roba da matti.

Quanto Dio è stretto sto fottuto parcheggio!?
Prendi la roba dietro.
Chiudila quella cazzo di portiera.
Sigaretta?

Il nostro è quel palazzo là in fondo: quarto piano, stanza centoundici.
Vai, vai. I secchi li prendo io.

Cazzo, è già strapieno di gente.
Guarda quanti sbirri.
Cristo, ci mancava solo il portiere negro…
Lascia parlare me:

Siamo delle pulizie
Eh eh, certo certo.
Buona parata, e viva l’America.

Dai, muovi il culo e zitto; prima che gli venga in mente di farsi troppe domande.
Quarto piano t’ho detto. Centoundici.

Porta tutto dentro.
Chiudi bene.

Madonna. Senti la musica. La gente si sente fino a qua dentro.
Non farti domande, segui le istruzioni e basta.
La finestra è quella sul lato Ovest.

Aaahh. C’è una vista da Dio, sarà un giochetto.
Cristo quanta gente. Vedi te che diventiamo famosi.

Lo riconosci da solo o hai bisogno di una foto?
Scherzavo, scherzavo.

Stanno arrivando? Lo vedi bene il signorino di Harvard?
Guarda come ride quella checca del Massachussets…
Hai preparato tutto? Ok. Passami il ferro.

Dio, come ti vedo bene, posso contarti i capelli.
Saluta, saluta tutti. Saluta e ridi.

Tu mettiti sull’attenti e ripeti con me:
tanti saluti dal Texas presidente Kennedy…
buon viaggio, comunista di merda.

Fine

Problemi di gestione della verità


Se ne stava lì, fermo, dentro la vecchia Ford posteggiata sul ponte. Guardava il cielo attraverso le gocce di pioggia che scivolavano sul finestrino.Cercava la sua dimensione, in quella pennellata di grigio fra la linea del ponte e quella dell’orizzonte. Lo rassicurava quella sua aria da purgatorio, da cielo di nessuno, da eterno sospeso che salva dall’incombenza delle scelte.
Gli sarebbe piaciuto essere lì a disquisire col suo io della natura dello spazio e del tempo e di altri problemi che affliggono solo pochissimi uomini illuminati eppure, confrontandosi col suo doppio riflesso nel finestrino, si trovava a discutere di un problema dalla soluzione ancora più ardua e ineffabile: spiegare a sua moglie di come quella mattina, per mezzo di una anonima lettera dalla busta bianca, il suo nome e le parole “è” “licenziato” si fossero combinate nel modo peggiore per l’integrità di tutti quei progetti che la sua dolce metà si affaticava ad inventare mentre lui si faceva il culo compilando moduli assicurativi dieci ore al giorno.
Tutto sarebbe peggiorato: la loro serenità matrimoniale, il sesso e l’onorario del suo psicanalista.
Trent’anni da alcoolista e neanche un richiamo, ora che stava smettendo era stato licenziato, roba da fare causa alla “anonima”.
Cominciò a immaginare la credibilità che avrebbe potuto avere se avesse detto a sua moglie di essere stato licenziato per aver rifiutato le avance del capo; ma l’età e la passione del signor Jekyns per quella fascia di teenager che sono ancora teen ma già abbastanza ager da farti evitare una denuncia penale, faceva imbarcare parecchia acqua alla zattera della sua salvezza.
Oppure avrebbe potuto raccontare di come un disguido alla macchina del cioccolato gli avesse causato dei seri problemi con la gestione di certe accuse di razzismo verso gli afroamericani, ma considerando che il più nero dei suo colleghi era il tipo asiatico pagato con americana benevolenza per leccare i francobolli, sarebbe stato tutto inutile.
Non restava che inventare qualcosa di talmente assurdo da essere così inverificabile che neanche la naturale propensione di sua moglie per la risoluzione dei gialli avrebbe potuto dipanare.
Finalmente il mondo venne in suo soccorso; ecco cosa avrebbe detto:
per sbaglio ho visto la moglie del sig. Jekyns vestita come un enorme coniglio peluche rosa che saltellava sul ponte Forman con al collo un cartello che diceva “MIO MARITO E’ UN VECCHIO MANIACO” e in quanto unico testimone di quella pubblica vergogna sono stato licenziato.
Esatto.
Era fatta.Ora non gli restava che ringraziare quell’enorme coniglio peluche rosa che saltellava sul ponte Forman con al collo un cartello che diceva “MIO MARITO E’ UN VECCHIO MANIACO”, e tornare a casa col suo alibi di ferro.
Fece appena in tempo a mettere il piede sinistro fuori dalla Ford che il coniglio gigante salì sul cornicione del ponte e, voltatosi quanto basta per rivelare di avere una polpa da sig.ra. Jekyns, si lanciò nel vuoto e disperse la polpa sull’asfalto della statale sottostante.
Ritrasse il piede sinistro nell’auto e cominciò a riflettere sul fatto che i suoi problemi erano appena raddoppiati:
Primo; non avrebbe potuto più usare la scusa con sua moglie per evitare sterili accuse di macabra uccisione di moglie disperata e Secondo; sarebbe stato troppo difficile spiegare al suo psicanalista che tutto quanto era successo era stato ben prima di stappare la bottiglia di burboon che andava recuperando sul sedile posteriore.
…Quando si parla di accanimento della sfiga.

Fine .

Gotham City 2007


Ore tredici e ventisette. Incrocio tra la nona e la quattordicesima. Trentotto gradi. Traffico infernale. Le vetture procedono per inerzia, quasi trainate dalla forza gravitazionale dell’auto davanti. Non c’è spazio nemmeno per scendere, la massima libertà consentita è l’estensione dell’avambraccio oltre il finestrino.
Le auto sembrano tutte uguali, forse si potrebbe distinguerle dal colore ma fa così caldo che la lucidità dei guidatori è rimasta volentieri a godersi l’aria condizionata in ufficio. Sarebbe già abbastanza difficile, ma esistono uomini condannati a patire un destino molto più sadico:

Papà, papà… guarda, guarda… quello è Batman !

Comincia a strillare un bambino grassoccio, dentro una escort marrone mentre picchia col palmo sul vetro per farsi notare.

Piantala Mike ! ma che Batman e Batman, quello è solo uno sfigato con una macchina un po’ eccentrica, tutto qua.

Risponde il padre senza staccare gli occhi affaticati dalla targa della Rover davanti.

Ma no papà ! ti dico che è Batman, c’ha pure il costume.

E continua a picchiare sul vetro.

L’uomo si volta verso la macchina accanto. Dentro c’è un tizio vestito da Batman, con la barba di tre giorni, il gomito sul finestrino abbassato e una malboro tra le dita.
Si stropiccia la faccia con la mano sinistra, pensa un paio di cose poco carine sugli omosessuali, poi torna a fissare la targa davanti.

È solo uno sfigato Mike, lascialo perdere.

Intanto nell’altra auto, il tizio vestito da Batman allunga una mano verso una bombola e prende in mano una mascherina; fa un tiro forte, si riempie i polmoni.

Aha… ah… -ridacchia sconnesso- Joker di merda.

Posa la mascherina su dei giornali di almeno un paio d’anni fa: “Joker vince le elezioni!!!” titola il Gotham Observer; “precarietà e flessibilità colpiscono anche i super eroi!!” sfoggia il Gotham Post, un po’ più recente, ma comunque vecchio.
L’uomo in costume lascia cadere nell’abitacolo, tra i suoi piedi, il mozzicone di malboro. Lo spegne calpestandolo e quello per ripicca diventa una tutt’uno col tappeto di cicche ormai invecchiate dal tempo. Guarda la bombola, dice a mezza voce

Gas esilarante, Joker industries. Attenzione, crea dipendenza.

Poi con tono normale

Strammerda. Per quando arriverò al mio Bat-monolocale di periferia quel prosciutto là dietro sarà diventato una braciola arrosto. Quel bastardo di maggiordomo mi ha piantato… l’ho sempre saputo che lo faceva solo per i soldi.
Cazzo. Ormai sono quasi due anni che non lavoro più. L’uomo pipistrello non lo vuole più nessuno; dicono che spavento gli anziani, in giro di notte.
E io intanto crepo di fame…
Cazzo, dovrei comprarmi un fottuto costume da uomoragno.
- Fine -

martedì, settembre 25, 2007

Il mondo in bianco e nero

Il mondo in BIANCO e NERO
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Se tornassimo a guardare il mondo in bianco e nero
sarebbe più facile capire
che le lacrime hanno tutte lo stesso colore
e forse
sarebbe più facile tornare a portare il giusto rispetto
al dolore degli altri
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mercoledì, settembre 19, 2007

Certamente nuove ma non buone

Pronti via ed eccoci di ritorno dopo tempo immemore.
troppe cose di cui parlare, troppe altre di cui discutere.
Vediamo di privileggiare l'immediatezza su un paio di cose che mi stanno a cuore:

-Beppe Grillo e il vento dell'anti-politica:
che dire su questo?
che la situazione di recessione economica e di regresso politico-culturale del paese ci sia è evidente ad ogni individuo con più di quattro sinapsi all'anno.
che con la teoria del MMV (MerdaMerdaVaffanculo) si riscuotono un sacco di consensi e non si risolve una ceppa è altrettanto evidente; e poi tra "MMV" e "Me Ne Frego" non ci passa molta strada (quanto meno sulla statale della demagogia).
Bocciati i giornalisti che parlano di vento dell'antipolitica quando invece siamo di fronte a un semplice atto di convincimento delle masse per altro portato avanti senza metodi particolarmente innovativi (se si esclude il mezzo di comunicazione/internet)

-Nuova offensiva della Chiesa:
pieno regresso liberale, in altre parole: recessione della libertà.
che la cosa stia cominciando a pesare ad un sacco di gente nel "paese del concordato" dovrebbe far riflettere.
In soldoni: libertà e parità di culto per tutti (perchè il mio dio non è più dio del tuo)
rispetto per la libertà di scelta degli altri.
concludo:
la Chiesa insegna da sempre che dio ci ha dato il libero arbitrio così possiamo scegliere se essere giusti o peccatori e quindi se andare in paradiso o all'inferno.
Allora, dico io, lasciatci la libertà di scegliere il "peccato" dell'eutanasia e che sia dio a punircelo e non la chiesa a proibircelo.

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Il vento del cambiamento si fa sempre più forte e i grandi del mondo sembrano insegnarci a chiudere le finestre piuttosto che a cucire le vele per cavalcarlo
(Me Medesimo in un insostenibile momento di riottosità sociale)
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giovedì, maggio 03, 2007

174


Passava le sue giornate a letto, in una stanza completamente immersa nell’oscurità.Teneva la tapparella serrata e la porta chiusa: non riusciva a sopportare che quel bastardo del sole non avesse un minimo di rispetto per la sua privacy e non vedesse l’ora di buttarglisi in casa.Aspettava che venisse il tempo del tramonto, poi usciva. Saliva con la sua bici sul piccolo colle che dominava la città, poi la guardava morire. Si sedeva sull’erba e aspettava quello spettacolo che replica ogni sera e che lui non si stancava mai di applaudire. Gioiva mentre la luce batteva in ritirata tentando le ultime chimeriche sortite sui profili delle case. Guardava la notte mentre faceva scendere, come una peste che lentamente giunge e non risparmia alcuno, il suo nero sipario su quel teatro della mediocrità in cui lui non se la sentiva più di recitare.Si immaginava gli uomini, ancora in giro per le strade, essere inghiottiti dalla tenebra. Senza suoni, soltanto il cinetico andare del corpo umano che diviene un nuovo pezzetto nel interminato puzzle del nulla.Aspettava che la luna fosse alta e raddoppiasse il mondo con la sua luce d’argento; poi dava uno sguardo di approvazione all’altro se stesso che bidimensionale e nero se ne stava disteso sull’erba con lui, appoggiava a terra una marionetta di legno grezzo, senza volto, senza espressione, ed apriva il suo libro.Sfogliava tutte le centosettantaquattro pagine bianche, accarezzava la copertina di pelle, poi lo chiudeva. Lo poggiava con cura nell’erba grigia e lasciava che la marionetta ci si sedesse sopra. Si sdraiava, chiudeva gli occhi e nel nuovo buio che lui aveva creato andava a caccia di quelle pagine bianche a cui l’uomo di legno faceva vigile guardia nella realtà vicina.Si sarebbe detto che era un folle, un spostato. Eppure se qualcuno avesse osservato bene quella collina avrebbe visto che quella montagnetta di terra era così: era piena di uomini sdraiati, con gli occhi chiusi e un libro fatto di pagine bianche. Era un albero di natale con appesi gli umani; stanchi e soli, umani. Con un burattino a proteggerne vite mai scritte e mai veramente vissute. Se qualcuno avesse avuto veramente la forza, di guardare oltre quel sipario fatto di oscurità cercata e di paure rifuggite nel nulla di palpebre serrate come tapparelle, avrebbe visto, nel mondo vero, tutte quelle marionette alzarsi e ballare e stringersi le mani di legno e scambiarsi abbracci. Senza badare alle proprie ombre, senza temere le proprie espressioni. Le avrebbe viste godersi la luce della luna e vivere i propri amori e i propri lutti. Le avrebbe sentite ridere e raccontarsi storie. E le avrebbe udite singhiozzare nell’apprestarsi dell’alba e bagnare con le loro lacrime di rugiada quell’erba che da grigia tornava verde, mentre prima che i loro burattinai riaprissero gli occhi li accompagnavano a casa e cominciavano a aspettare:che il giovane sole venuto tornasse a morire. E che i loro padroni tornassero ad essere pupazzi senza espressione nel sonno. Perché loro potessero tornare ad essere uomini, nei sogni.

giovedì, aprile 26, 2007

Sul Partito Democratico ( PD )

Scrivo a posteriori dell'avvenuta chiusura dell'ultimo congresso dei Democratici di Sinistra ( DS ) e delle prese di posizioni di due suoi esopnenti storici quali: Fabio Mussi e Gavino Angius.
Premetto che il discorso pronunciato dal segretario Piero Fassino di fronte alla platea del congresso è stato a mio avviso, in linea generale, convincente e ricco di argomentazioni positive in merito e sostegno al nascente Partito Democratico ( PD ) che in prima istanza dovrebbe essere il risultato della fusione (e non unione, poichè i due partiti verranno sciolti per generare il nuovo soggetto politico) di DS e DL (Margherita). Ma se tuttavia ho trovato avventata la scelta di Mussi (abbandono dei DS in vista di una nuova formazione di Sinistra) e un po' pretenzioso il suo discorso, devo ammettere con rammarico che trovo più che giustificata l'amarezza che ha portato Angius a seguirne le orme. Bene, mi spiego: se pure credo che il PD sia, come detto dal Segretario Fassino, una "necessità storica" e che fosse il momento di creare un movimento che puntasse a compattare le forze riformiste in un paese (qual'è l'Italia) così bisognoso di riforme strutturali e certamente in parte impopolari; non posso ritenere soddisfacente l'atteggiamento volutamente glissatorio (il giorno del congresso) e sottomesso (nei giorni seguenti) tenuto da Fassino e dai DS tutti, di fronte all' aut aut di Rutelli sull'impossibilità di un ingresso del PD nel PSE. Nonostante la volontà di Prodi di iniziare e poi stabilizzare il progetto del PD sia condivisibile a fronte della famosa incapacità realizzativa (in campo politico) del "sistema Italia", è impensabile credere di generare una grande forza riformista e poi di tenerla fuori da quello che è il motore riformista che si sta imponendo in Europa. Poichè stiamo andando verso un sistema di valori e leggi e norme sempre più sovranazionale non è più accettabile che i nostri partiti, soprattutto quando puntano e proporsi in totale rottura con il tradizionale atteggiamento politico italiano (il famigerato: vabbè, che ognuno si faccia un po' i cavoli suoi") non tengano presente l'importanza di un'adeguata collocazione a livello europeo. Concludo ribadendo la mia personalissima stima al Segretario Fassino e alla forza e al lavoro con cui ha portato avanti (abbandonato dagli altri vertici del partito: leggi Veltroni, leggi Dalema) la costruzione del PD che tanta vivacità politica sta portando non solo in Italia. Continuo a credere nell'importanza del PD, ma comincio a temere che non siano solo etichette, veniali e appartenti al passato, ad essere sacrificate sull'altare di questa nuova nascita. Non rimpiango la scomparsa dal manifesto del nuovo soggetto dei parole come "socialismo" o "comunismo", ma mi auguro che non si lasci affogare il concetto di "riformismo" nell'accezione "democratico" così fortemente pubblicizzata dai DL e che comincia a sapere un po' troppo di "cristiano" e unpo' troppo poco di "Sinistra".

giovedì, aprile 05, 2007

Sull' eutanasia

Cercherò di affrontare qui l'argomento con franchezza e semplicità o almeno vorrei provarci. Credo, in partenza, che in uno stato in cui l'omicidio è un reato non si possa accettare l'eutanasia (al pari del suicidio). Non per motivi di ordine etico ma piuttosto di ordine retorico (se privare un uomo della vita è un reato, questo impone che anche privare se stessi della vita lo sia). Tuttavia questa mia considerazione non è certamente un avallo del totale rifiuto esposto da certi esponenti politici e relegiosi sul testamento biologico. Va tenuto presente che si è sentito (in TV e sui giornali) ragionare così:
"il medico è obbligato a usare qualsiasi mezzo messo a disposizione dalla scienza per salvare la vita del paziente".
Bhè, con franchezza, questa è un'idiozia. E' chiaro che la medicina e la scienza medica hanno fatto negli anni passi da gigante, protraendosi in un trand evolutivo che non sembra conoscere soste. Ma il fatto che ci siano nuovi mezzi e nuove cure non implica nessuna necessità di utilizzo:
se un paziente ha una malattia degenerativa che progressivamente gli crea dei problemi di respirazione non è pensabile che il medico sia "obbligato" ad intubare il paziente o ad utilizzare tecniche più moderne e/o più invasive.
La scienza e la sua evoluzione non sono e non possono essere obblighi.
Per banalizzare (e spiegare): sarebbe come obbligare qualcuno ad usare il rasoio elettrico perchè ormai quello manuale è uno strumento superato.
Se è vero che l'uomo non può (come da legislazione) legittimante scegliere di sottrarsi la vita, questo non implica in alcun modo l'obbligo di infliggersi delle sofferenze per prolungarla o mutare lo stato naturale delle cose.
La malattia è uno stato naturale. Se un uomo sceglie di non prendere provvedimenti per interferire col suo corso questo non può essere considerato un reato. Se di fronte al progressivo decadimento delle proprie condizioni fisiche un uomo sceglie di non prolungare attraverso espedienti medici il corso della propria vita (ma anche quello della malattia ovviamente); questo non deve essere considerato passibile di interferenza.
Ognuno è libero di scegliere; è anche questo un diritto assodato e garantito dalla stessa legge da cui muove tutta questa considerazione.

mercoledì, marzo 14, 2007

Simone Cristicchi

E per fortuna che non canta come Biagio Antonacci, verrebbe da dire. Non per cattiveria, ma di Biagi Antonacci in Italia ne abbiamo già abbastanza, era di cantanti che ci sentivamo un po’ a corto.
A Critsicchi va riconosciuto il merito di aver ridato la speranza a chi ormai vedeva già il cantautore come una razza in via d’estinzione; e dire che ci eravamo abituati veramente bene: Battiato, De Andrè, De Gregori, Guccini, Tenco, Zero. Poi abbiamo avuto quelli riusciti a metà o che si sono persi per strada: Bennato, Fossati, Silvestri. Cominciavamo a pensare che un cantautore di una certa caratura e non ultra cinquantenne fosse frutto dell’esposizione ai raggi gamma (vd. Bersani e soprattutto Caparezza ). Poi arriva questo signore qui ( Cristicchi, tra l’altro con una targa Tenco come pedigree ), che per i capelli ricorda un po’ l’esposizione ai raggi gamma, ma che finalmente ripropone un saggio di vera canzone d’autore, con un testo importante ( del tipo che ha senso anche senza la musica ) e una melodia che incide fortemente sulla qualità espressiva del testo e lo proietta verso l’ascoltatore lasciandolo esterrefatto di fronte al potente impatto teatrale. Vince San Remo mettendo d’accordo tutti, forse un po’ per l’intrinseca tensione al “caso umano” ( il testo parla di un malato di mente ) presente nei cittadini italiani, ma non importa. Restituisce la speranza che l’italiano non sia stato fatto per quelle pagine in cui c’è scritto “inserisci l’articolo più adatto”, regala un’interpretazione che va fortemente oltre la potenza espressiva di un misero video-clip e che fa riscoprire la voglia di andare ai concerti, di avere un contatto visivo diretto con l’ interprete. Già… e pensare che ormai ci eravamo convinti che i veri “interpreti” fossero gli ascoltatori, tutti lì con l’orecchio teso nel tentativo di “trovare un senso a queste storia\canzone anche se questa storia un senso non ce l’ha” ( per dirla come uno dei massimi esponenti della non-canzone italiana ), tutti fermi a chiedersi come si possa in un mondo in cui esistono le leggi della fisica della grammatica e del buon senso “andare via di schiena incontro a chi insegneremo quello che noi due imparammo insieme e non capire mai cos’è o se c’è stato per davvero quell’attimo d’eterno che non c’è” ( un altro dei più longevi ). Già… per questi signori verrebbe da citare un eterno C. Guzzanti “qualcuno dovrebbe spiegare a Buttiglione che non basta dire cazzate per essere un filosofo”; verrebbe da dir loro che quando il pubblico non è interessato ai testi ascolta le boy-band straniere. Ma poi, affranti dalla tristezza, verrebbe da ricordare a se stessi quanti cd vendono questi signori, e verrebbe da chiedersi se i cretini non siano loro ma gli italiani. Poi, con un ultimo enorme sforzo, ci torna alla mente chi è stato eletto nell’ ultima legislatura e purtroppo, tutto, torna subito chiaro. Simone, ti aspettiamo al varco, facci un regalo: di non-autori e mezzi cantanti ne abbiamo piene le scatole. Facciamo che sia l’ora di poterne ascoltare uno tutto intero. Comunque per quello che hai già fatto e per quello che stai per fare: grazie.

venerdì, febbraio 02, 2007

Volti nella Nebbia

Ho scelto l'etichetta " Ritratti " per contrassegnare tutti quei post che riguarderanno opinioni, pensieri o semplicemente libere dissertazioni su personaggi realmente esistenti e che si sono imposti alla mia attenzione e/o al mio interesse per i più svariati, seri o insignificanti motivi

mercoledì, gennaio 24, 2007

Sogantori


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Non è morto cio che è morto e in eterno può aspettare

eppur nel volgere di infinite ere

anche la morte muore

( H.P. Lovecraft / liberamente riadattato )

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Mi chiamo Nik Henram e sono l'unico alievo del più grande investigatore che la Londra del 700 abbia mai avuto.
Si chiamava Micheal Mann e dedicò tutta la sua esistenza a prendere il più grande figlio di puttana di tutti i tempi, il primo serial killer della storia dell'umanità.
Tanti prima di lui avevano sognato e delirato di potergli mettere le mani addosso, e tutti ugualmente... avevano fallito.
Ero poco più di un giovinetto quando lo conobbi, era un amico di mio padre che dal canto suo, lo considerava un genio. Micheal era anche una sorta di ingegnere, riusciva a mettere a posto e far funzionare qualsiasi cosa avesse dentro molle, rotelle e ingranaggi ed io fanciullo vanitoso e impaziente rimasi maledettamente affascinato dalla quella sua capacità di piegare la materia ai suoi voleri. Fu anche e soprattutto per questo che volli divenire suo assistente e apprendista, fu anche e soprattutto per questo che dedicai al suo sogno la mia giovinezza ed ora, è ancora e soprattutto per questo che gli dedico la mia vecchaia. Gli ho visto versare sangue e lacrime per quel figlio di puttana, l'ho visto spengersi in un letto di convulsioni e d'odio per quel mostro che non riusciva a fermare. Quante notti passate insieme alle ombre a vegliare, sperando di vedere in un ombra che muore sconfitta dall'alba il segreto di quell'assassino impunito. Nessuno, nessuno era mai riuscito a prenderlo, ma c'era un problema ancora più grosso: nessuno era neanche mai riuscito a vederlo.
Sapeva arrivare in silenzio, piano e come la morte non lasciava altro che il cadavere come inequivocabile traccia del suo avvento. Quante ore passate a prendere appunti e a tessere schemi sulla carta, quanti giorni spesi a cercare di carpire il suo segreto. Ero arrivato a provare qualcosa di assurdo per quel maledetto: un misto di odio, rispetto e... invidia. Ma poi vidi Michael morire in quel modo, lui lo aveva ucciso ed io non riuscii a provare altro che vendetta. vendetta e rancore. Mi sveglio ancora vedendo i suoi occhi bangati di lacrime, le sue mani ormai vecchie e ossute che mi allungano quella scatola rotonda, la aprono, indicano quelle asticelle nere e... la sua voce.

Ci ho messo tutta la vita Nik, gli ho dedicato troppe ore rapite al sonno, ma ce l'ho fatta. Dopo anni che ci lavoro ora funziona. Settant'anni per provare a prenderlo... senza riuscirci, ma ora almeno grazia a questo

un colpo di tosse, un rigolo di sangue

grazie a questo tu potrai vederlo, finalmente potrai vederlo.

Questo... ce l'ho in mano proprio ora. Non era neanche riuscito a dargli un nome quel giorno, una vita per inventarlo ed era morto senza riuscire a dare un nome alla sua creatura...
tristezza, rabbia, delusione.
Questo... oggi tutti lo chiamano orologio, e oggi grazie a questo... lo vedo.
Non ho risolto ancora il secondo problema però, fermarlo.
Quando dicevamo in giro che l'avremmo fermato la gente diceva che eravamo pazzi, i più gentili diceavano che eravamo sognatori. Ora anche io sono vecchio, anche le mie mani sono stanche e ossute, ma riesco ancora a stringere questo, riesco ancora a vederlo.
Bastardi ingrati, sognatori... dicevano, e forse era vero. Eppure, io, ho capito come fermarlo; devo andarlo a cercare nei miei sogni, devo andarlo a stanare nei miei incubi.
Per questo l'orologio di Michael non mi basta più; per questo ho bisogno anche di questa, della mia vecchia cara pistola.

Ti vedo già, nel buio in fondo alla canna.
Preparati, vengo a prenderti. Figlio di puttana

BANG