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La Frase del Mese

"Cambiare l'Italia? Sì, si può fare." (Walter Veltroni)

giovedì, aprile 26, 2007

Sul Partito Democratico ( PD )

Scrivo a posteriori dell'avvenuta chiusura dell'ultimo congresso dei Democratici di Sinistra ( DS ) e delle prese di posizioni di due suoi esopnenti storici quali: Fabio Mussi e Gavino Angius.
Premetto che il discorso pronunciato dal segretario Piero Fassino di fronte alla platea del congresso è stato a mio avviso, in linea generale, convincente e ricco di argomentazioni positive in merito e sostegno al nascente Partito Democratico ( PD ) che in prima istanza dovrebbe essere il risultato della fusione (e non unione, poichè i due partiti verranno sciolti per generare il nuovo soggetto politico) di DS e DL (Margherita). Ma se tuttavia ho trovato avventata la scelta di Mussi (abbandono dei DS in vista di una nuova formazione di Sinistra) e un po' pretenzioso il suo discorso, devo ammettere con rammarico che trovo più che giustificata l'amarezza che ha portato Angius a seguirne le orme. Bene, mi spiego: se pure credo che il PD sia, come detto dal Segretario Fassino, una "necessità storica" e che fosse il momento di creare un movimento che puntasse a compattare le forze riformiste in un paese (qual'è l'Italia) così bisognoso di riforme strutturali e certamente in parte impopolari; non posso ritenere soddisfacente l'atteggiamento volutamente glissatorio (il giorno del congresso) e sottomesso (nei giorni seguenti) tenuto da Fassino e dai DS tutti, di fronte all' aut aut di Rutelli sull'impossibilità di un ingresso del PD nel PSE. Nonostante la volontà di Prodi di iniziare e poi stabilizzare il progetto del PD sia condivisibile a fronte della famosa incapacità realizzativa (in campo politico) del "sistema Italia", è impensabile credere di generare una grande forza riformista e poi di tenerla fuori da quello che è il motore riformista che si sta imponendo in Europa. Poichè stiamo andando verso un sistema di valori e leggi e norme sempre più sovranazionale non è più accettabile che i nostri partiti, soprattutto quando puntano e proporsi in totale rottura con il tradizionale atteggiamento politico italiano (il famigerato: vabbè, che ognuno si faccia un po' i cavoli suoi") non tengano presente l'importanza di un'adeguata collocazione a livello europeo. Concludo ribadendo la mia personalissima stima al Segretario Fassino e alla forza e al lavoro con cui ha portato avanti (abbandonato dagli altri vertici del partito: leggi Veltroni, leggi Dalema) la costruzione del PD che tanta vivacità politica sta portando non solo in Italia. Continuo a credere nell'importanza del PD, ma comincio a temere che non siano solo etichette, veniali e appartenti al passato, ad essere sacrificate sull'altare di questa nuova nascita. Non rimpiango la scomparsa dal manifesto del nuovo soggetto dei parole come "socialismo" o "comunismo", ma mi auguro che non si lasci affogare il concetto di "riformismo" nell'accezione "democratico" così fortemente pubblicizzata dai DL e che comincia a sapere un po' troppo di "cristiano" e unpo' troppo poco di "Sinistra".

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