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La Frase del Mese

"Cambiare l'Italia? Sì, si può fare." (Walter Veltroni)

giovedì, novembre 23, 2006

Pensieri, parole... e omissioni

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Il mare di notte possiede un fascino tutto speciale;
fa un tutt'uno col cielo... è un immenso vuoto che mangia la luce.
Puoi sentirne solo il rumore e vedere i bianchi sorrisi delle onde
annaspare per non essere inghiottiti da quel nulla infinito.
Sembra una porta aperta sui pensieri,
ma proprio quando avresti voglia di dargli i tuoi
ti ritrovi a temere che possa rubarteli per sempre.
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mancano le opere, ma quelle sono solo per le persone speciali.

Il Silenzio

IL SILENZIO
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A volte, di notte, esco per fare compagnia al buio;
mi sembra così immenso e vuoto che
potrebbe aver bisogno di una mano,
per sentirsi veramente solo.
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17/11/07, forse, se il tempo ha un senso.

giovedì, novembre 16, 2006

Dalla parte del lupo e ritorno

sottotitolo: " a volte è dura essere un uomo-mannaro"

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Scrivere è la cosa più divertente che si possa fare da soli
( T. Pratchett )
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Mi chiamo Libero, perchè questo è quello che sono.
Per la maggior parte del tempo, bhè... sono un lupo.
Vivevo da sempre nella foresta di Lhoe, oltre le Pianure del Tempo.
Il mio branco è della stirpe di Abacus, un folto manto nero è il nostro araldo.
Il branco è la più geniale invenzione dei lupi: permette a tutti di avere compagnia e protezione...
ma senza vincoli.
In somma, permette a tutti di vivere tranquilli, ma di essere liberi.
La libertà è un valore assoluto e primordiale, inseguita da tutte le specie, ma che trova la sua massima espressione nel poter passeggiare soli, nelle notti d'inverno, sulle acque di un lago ghiacciato, guardando la luna, oltre le nuvole scure.
La libertà è l'espressione della gioia, è tutto, è librtà... e non si riesce a dirlo in un altro modo.
Libertà è la foglia marrone che in autunno lascia la sua casa sull'albero per inseguire il vento.
Libertà è il salmone che risale la corrente per fuggire il mare piatto, per trovare il suo spirito.
Libertà è l'ostinazione del fuoco che incatenato a terra si muta in fumo per tornare a danzare nel cielo.
Eppure, questo idillio, a me, è stato negato. Mi fu strappato nel silenzio di una notta senza luna.
Estirpato ed espunto dal mio corpo, nel sangue.
Dormo poco e male da quella notte; e quando dormo rivivo quell'incubo e prego la veglia che torni a trovarmi e a prendermi.
Mi ero allontanato dal branco inseguendo una lucciola che danzava intermittente tra le quercie senza età della foresta. Corsi a lungo dietro la sua luce, con gli occhi rapiti, col cuore ammirato.
Poi la luce si spense, al limitare delle fronde e dopo tutta quella corsa fui sedotto dall'odore inconfondibile di quelle cene da lupo che non sanno di stare per abbandonare per sempre la loro forma di lepre.
Mi acquattai e strisciai trascinato dietro quell'odore, in estasi, finchè la vidi immobile, spaventata, pietrificata in mezzo alla radura.
Troppo immobile.
Immobile come in quelle storie in cui salta fuori un enorme umano dal buio per portarsi a casa il tuo folto pelo nero.
E quella notte, quella favola, andò maledettamente vicina al vero. Ebbi solo il tempo di percepire un odore diverso, vidi un occhio iniettato di sangue, nel buio, e... il balgiore di una freccia, lanciata nel vento.
Poi il dolore. La vedevo meglio... ora che liberava il sangue dalle mia coscia. Quel mostro enorme mi stava piombando addosso con due pugnali stretti nelle mani. Feci solo in tempo a spezzare la freccia coi denti e a sparire zoppicante nella bruma.
Tutto cambiò da quella notte.
La febbre mi fu compagna per giorni.
e piangevo e deliravo; e deliravo e piangevo.
Rimasi solo nel fresco di un antro di pietra, cercando di vincere il male vivo in quella ferita fin quando le forze non mi abbandonarono e la notte scese sui miei occhi.
Non so quanti giorni dormii, ma so che ormai sono cento i giorni passati lontano dal branco; non posso più tornare da loro. La vergogna sarebbe troppo grande, il pericolo troppo subdolo.
Mi hanno strappato la libertà per sempre vincolandomi con la loro maledizione. Infettandomi con il loro morbo.
Sono condannato a restare solo per sempre; a vedere le mie zampe allungarsi, a vedere il muso schiacciarsi, la coda ritrarsi ed il pelo cadere e diradarsi. Ma non è la loro forma darmi il terrore.
Temo che questa malattia mi trasformi in un mostro folle come loro, temo che mi spinga un giorno ad uccidere un fratello o peggio, temo che mi persuada a trovare una femmina e ad amarla per sempre, temo che mi leghi ai figli e alla casa, temo che dopo avermi ucciso una volta, mi uccida di nuovo... spezzando per sempre,
il mio bisogno di libertà

mercoledì, novembre 15, 2006

Dio e il cavaliere

Diceva uno spot di qualche tempo fa:
"una telefonata allunga la vita"
aggiungo io:
"...forse"

B: Berlusconi
D: Dio

......
Driiiin... Driiiinn...
B: Pronto?
D: Sono Dio
B: Mi ha tolto le parole di bocca
D:...cominciamo bene
D: Sono il dio di Abramo, Isacco e Giacobbe
B: Ah.. io sono Silvio, ha sbagliato numero
D: Io sono il Dio dei giusti
B: glielo dicevo che aveva sbgliato
....
B: Mi consenta, lei è un po' scortesello sa, mi vuol dire chi è?
D: Io sono il signore di Israele
B: Aaaah... George W. ,potevi dirlo subito che eri tu
B: Quand'è che mi mandi qualcuno in Italia?
D: Ho mandato Pietro
B: Taricone o Mennea ?!?
D: San
B: Pietro San... ma che hai fatto l'accordo con la Cina? guarda che quelli sono comunisti!
D: San.. Pietro; e su quella pietra ho costruito la mia chiesa!
B: Cribbio! io la mia l'ho fatta fare in giardino. Per fartela fare su una pietra chi hai chiamato?
Renzo Piano?
D: Io sono il Sommo Artefice
B: Ah, bene... se lei è un terrorista allora...
mi ero insospettito quando ha detto Israele...
D: Il mio è il popolo eletto
B: Guardi, non so chi è il suo sondaggista, ma le assicuro che SIAMO IN TESTA!, anzi ... HO
PRATICAMENTE VINTO!
D: Pentiti! e i tuoi peccati ti saranno rimessi
B: la ringrazio del consiglio, ma preferisco aspettare la prescrizione
D: Nessuno sfugge al mio giudizio
B: Minchia, Borrelli
D: ...Ma a chi si pente i peccati saranno rimessi
B: Vedo con piacere che anche lei approva l'indulto
D: Basta! andrai all'inferno! là sarà pianto e stridore di denti
B: Beh, non so con lo stridore di denti, ma col pianto ci scappa il picco di ascolti
D: Hai perso l'ultima possibilità
B: Senta, ma ha contato anche i voti degli italiani all'estero?
D: Arriverà presto il giorno del giudizio
B: Eccallà!, beccato!... il solito testimone di Geova del cazzo
CLUNK...
TuTuTuTuTuTuTu...

mercoledì, novembre 08, 2006

La guerra dei ricordi

Il sole scende,
la luce si arrende un poco alla volta...
il cielo bagnato di cromi tendenti al rosso e all'arancio
colora i tuoi sguardi sulle vecchie mura...
tutto torna a vivere, a urlare, a combattere...
rumori di un assedio lungo un secolo,
lungo una vita..
rinata nei tuoi pensieri
perchè possa tornare a morire
nei tuoi ricordi

martedì, novembre 07, 2006

Se il Vento potesse parlare

"Per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse
di viaggiare in solitaria.. vedendo il mondo per esistere"
(Samuele Bersani)
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Non sono altro che un soprabito vuoto.
Mi trascino tra i mondi, tra le esistenze, tra le vite.
Non sono altro che uno storico muto, essere maledetto e diverso che cammina sulle strade degli altri, in cerca di un suo tramonto... in cerca di un miraggio di quiete.
Cammino in silenzio per i cunicoli dello spirito respirando esperienze, gioie e dolori troppo grandi.. e forse.. troppo veri per essere raccontati.
Per questo dell'uomo non posso cogliere che i riflessi lasciati nella pioggia: specchio rotto, rapisco ingrato quei cromi ignari che incrociano il mio sguardo infranto.
Più sinceramente è probabile che debba dire: <<Non sono>>.
Gli umani mi chiamano Vento, mi credono parte di un sistema più grande, mi credono figlio di un dio diverso dal loro...
se solo capissero quanto li invidio...
se solo sapessero quante volte li ho ascoltati in silenzio e muto... ho pianto.
Sono stupendi; anime dipinte in delicati pastelli, così maledettamente impuri, così maledettamente fragili. Sono così legati a ciò che chiamano vita, così forti e potenti nel loro effimero brandirla, così decisi nella loro blasfema convinzione di tirarne i fili, nel loro prepotente bisogno di sentirsi ogni giorno... più reali del resto.
AHh.. se sapessero... se solo potessero vedere oltre il sipario di quel gioco bastardo e imperfetto che chiamano mondo.
Se sentissero sulla schiena quelle mani, troppo antiche per avere nome, che li spingono nella casella vicina... scacchi ignoranti e perdenti... qualunque sia la partita... qualunque sia la scacchiera.
Quanti ne ho visti come loro;
spegnersi per un errore banale, cantare il loro potere alle stelle.
Quanto ho invidiato la loro mancanza... si la loro...
poichè a me fu negato il verbo
a loro l'udito...
se potessero sentire gli Eterni
ridere !
mentre dispongono.. delle loro vite,
mentre dispongono le loro truppe.
Ghignano folli, tra un bicchiere che cade, asciutto..
e un mondo che si spegne, estinto.. e che comunque
mai fu più pieno di quello.
Il gioco degli Eterni va avanti da sempre poichè essi sono
sono stati , e saranno.
Ed in questa mia prigionia di una strada senza fine e senza metà:
sogno.
di rinascere uomo...
per essere sordo invece che muto...
per poter parlare alla morte quando verrà a cercami...
nel quadrato sbagliato.