Voglia il cielo perdonare questo affronto
se al Sommo Sire e per esso è tale.
Voglia il cielo perdonare questo doglio
che mi spinge libertate a reclamare.
Libertà da quell’orgoglio infame
da quell’offesa all’umano ingegno
che pare il figlio non pensare degno
di ragionar dei figli delle proprie dame.
Voglia il cielo perdonare questo affronto
se a Dio dispiace che i lombi non torco
quando il ministro suo a mezzo tronco
m’istrue su quando un figlio, ancor non nato
è morto.
Voglia il cielo perdonare questo empio
se con amor del nostro Cristo penso
che non avrebbe visto turpe minaccia
nel riconoscimento di un amor di stesso sesso;
che non avrebbe mai volto la faccia
a quelli che al perdurar de lo dolor avrebber scelto
che l’interruttor di loro triste vita portato in basso fosse
e lì stesse, tenuto e messo.
Voglia il cielo perdonar la sua semente
se senza dolo alcuno oggi ricorda
che nulla Iddio obbligò, ma sol prescrisse
e sol per color ch’aveva udito la sua corda.
Perdoni il Cristo questo indegno
se oggi senza riverenza alcuna
con animo abbattuto e mesto penso
che è solo lo Prior e per sua fortuna
che nulla più prescrive ma ammonisce
di non uscir da li dettami sui,
perch’ altrimenti il Cristo s’intristisce
e senza ricordar di non esser Cristo lui
contro i diffidenti s’accanisce:
Scaccerà Dio, al proprio sguardo, i figli sui!