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La Frase del Mese

"Cambiare l'Italia? Sì, si può fare." (Walter Veltroni)

mercoledì, gennaio 16, 2008

Gocce di Grigio

Gocce di grigio sono i ricordi andati
vite in bianco e nero di uomini, persi;
e non li hai salutati.

Gocce di grigio sono i semi della pioggia
le lacrime del cielo per gli uomini,
per quelle schiene che piega; su cui s'appoggia.

Gocce di grigio sono le sintassi sbagliate
gli orrori di parole, indecenti
esiliate dal foglio; mai dimenticate.

Gocce di grigio sono i sogni incompiuti
non ancora disegni
immagini; dai cromi perduti.

Gocce di grigio sono le strade
sentieri d'inchiostro che dividono l'uomo e dio
che dividono il filgio e il padre.

Sono l'errore.

Sono Io.

Dio, ti perdono

Dio, ti perdono
per come mi hai fatto

Dio, ti perdono
per quello che hai fatto

Dio, ti perdono
per il tuo ingrato silenzio

Dio, ti perdono
per ogni muto consenso

Dio, ti perdono
per la morte e il dolore

Dio, ti perdono
per la vista, per il cuore

Dio, ti perdono
per la distrazione infinita

e ti ringrazio per avercela data
e per averla chiamata vita.

Finzioni

Finzioni più vere della finta verità
finzioni di uomini e dell'alba che verrà.

Finzioni di realtà e realtà finte
finzioni di eroi; a luci spente.

Finzioni di futuro, perchè il futuro è senza peccato
per chi non può perdonarsi finzioni, troppe
nel proprio passato.

Vene

Vene d'argento lungo il fiume della memoria

Vene di porpora nell'alveo della storia

Vene di vento nei pensieri della sera

Vene di luce nell'alba di primavera

Vene che vanno dal cuore al cuore
scandiscono i mesi, i giorni, le ore

Vene di tempo nella mente degli oppressi
Per gli altri, vene di silinzio; sotto i cipressi.

venerdì, gennaio 11, 2008

Voglia il cielo perdonare

Voglia il cielo perdonare questo affronto
se al Sommo Sire e per esso è tale.
Voglia il cielo perdonare questo doglio
che mi spinge libertate a reclamare.
Libertà da quell’orgoglio infame
da quell’offesa all’umano ingegno
che pare il figlio non pensare degno
di ragionar dei figli delle proprie dame.
Voglia il cielo perdonare questo affronto
se a Dio dispiace che i lombi non torco
quando il ministro suo a mezzo tronco
m’istrue su quando un figlio, ancor non nato
è morto.
Voglia il cielo perdonare questo empio
se con amor del nostro Cristo penso
che non avrebbe visto turpe minaccia
nel riconoscimento di un amor di stesso sesso;
che non avrebbe mai volto la faccia
a quelli che al perdurar de lo dolor avrebber scelto
che l’interruttor di loro triste vita portato in basso fosse
e lì stesse, tenuto e messo.
Voglia il cielo perdonar la sua semente
se senza dolo alcuno oggi ricorda
che nulla Iddio obbligò, ma sol prescrisse
e sol per color ch’aveva udito la sua corda.
Perdoni il Cristo questo indegno
se oggi senza riverenza alcuna
con animo abbattuto e mesto penso
che è solo lo Prior e per sua fortuna
che nulla più prescrive ma ammonisce
di non uscir da li dettami sui,
perch’ altrimenti il Cristo s’intristisce
e senza ricordar di non esser Cristo lui
contro i diffidenti s’accanisce:
Scaccerà Dio, al proprio sguardo, i figli sui!

La Nuova Stagione

E se ne vanno i corvi coi loro occhi maledetti
e lasciano il teatro a pennuti d'altro seme;
di quelli che all'amore cantano
e nell'amore volano.
Sorridono gli zefiri al loro solcar le nubi,
s'aprono i cieli alla loro danza nell'aere
e come braccia di sipario, mute, s'inchinano.
Il cuore li accompagna tamburellando note
e l'anima s'incurva a disegnare i loro arditi passi.
Passi di frak
che rondano nel tramonto;
di guanti che carezzano
guance degli stessi cromi.

mercoledì, dicembre 12, 2007

La Frase del Mese

Nov. 2007: "Vendono gli dei quello che danno" (F. Pessoa)
Dic. 2007: "La mente è il proprio luogo, e può fare in sè del paradiso l'inferno, dell'inferno un paradiso" (J. Milton)
Gen. 2oo8: "E il diverso esilio per cui bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse" (U.Foscolo)


In Corso Di Aggiornamento

mercoledì, novembre 21, 2007

ANSA: attentato

ANSA = Agenzia Notizie Satiriche Antipolitiche

"Attentato"
Voci complottiste affermano che Silvio Berlusconi sarebbe scampato ad un attentato sullo stile che colpì il presidente USA John F. Kennedy poichè il leader del neonato "Popolo della libertà", anche se in piedi sul finestrino della sua automobile bianca, non era visibile dal palazzo difronte

ANSA: demeritocrazia

ANSA = Agenzia Notizie Satiriche Antipolitiche

"Dilaga la demeritocrazia"
L'On. Antonio Di Pietro si classifica secondo a Miss Italia nonostante il suo ministero dichiari di aver già stanziato i fondi per coprire la fame nel mondo.
Vince a sorprese il fratello dell' On. Clemente Mastella che la giuria considera un ottimo messaggio contro l'anoressia e il perfetto prototipo della ragazza della chiesa accanto.

mercoledì, novembre 14, 2007

Figli del Dubbio

Siamo uomini,
anime erranti su sentieri vuoti,
viandanti di mondi che prendono senso tra le pieghe del tempo.
E vada iddio
ad innalzare guglie per la Città d'Argento
come satana
a reggere il trono dell'odio nell'abisso,
che è ombra allo specchio dell'altro.
Siamo uomini,
vaghiamo per quel mondo di mezzo che non brilla di luce d'oro
e che al pari non arde alla fiamma maligna.
Siamo uomini,
esseri interrotti e mortali
di entrambe le nature partecipi
ma di alcuna veramente figli.
Siamo la prole dell'incompiuto
e gli eredi del dubbio.
Che ancora l'incertezza ci ottunde l'intelletto,
se Samaele cadde per orgoglio
o per disegno.

martedì, novembre 06, 2007

Si Ringrazia

Si ringrazia:

Fluffy Boy,
per la stupenda immagine del fulmine che potete vedere sopra il profilo
e vi invito a visitare la sua galleria di Foto presso il sito "Photo4U"

I binari per l' Altrove


Nebbia..
lacrime inestinte sospese tra i mondi
le anime le spingono nel vento incapaci di non farle uscire
anche se ancora non se la sentono di.. lasciarle andare

Dove c'è nebbia c'è un'anima che piange
Dove c'è un'anima che piange c'è una storia da raccontare
e.. dove c'è una storia da raccontare c'è una strada da percorrere

Non importa se non riesci a vederla,
la strada c'è.. e porta di certo da qualche parte

e allora.. conviene guardare per terra
ascoltare il vento e..
cercare la porta aperta su quella vita.


Ho iniziato questo Blog con queste parole...
Ora, dopo il tempo che è passato, sento il bisogno di scriverle di nuovo
Sento il bisogno di continuare a vagare su quelle strade senza meta
dovunque vadano, comunque siano...
di pietra, di polvere... o di Ferro

martedì, ottobre 23, 2007

Of Light & Darkness



In assenza di luce, le tenebre prevalgono

Il crollo sordo dei fallimenti


Lo sguardo di Jill indugiava su quel vicolo sporco spazzato da uno svogliato e freddo vento di novembre. Seguiva con gli occhi il lento contorcersi, al soffio del cielo, di una morente locandina ingiallita: Compagnia teatrale “Il musico sordo”, audizioni.
Era inerme e muta nell’assordante eco dei suoi sogni infranti. Rimaneva ferma, sconfitta. Di fronte alla sua resa il vento accompagnava con un requiem la morte della sua sigaretta al suo respiro invisibile. Joshua si lasciava sostenere dal muro mentre il suo sguardo si perdeva nel nulla e il ricordo giocava a nascondino col dolore afferrando quegli attimi assassini di sogni che non aveva saputo sconfiggere. Dietro di loro, il vecchio teatro scompariva piano nella nebbia e li lasciava esuli e vinti nell’aria gelida mentre la polvere li stringeva in quell’abbraccio consolatore che loro non erano ancora riusciti a donarsi. Erano lì, alla distanza di un bacio, ma il disincanto negava loro ogni traccia di idillio. Erano loro le facce di quella moneta arrugginita che danzava come un barbone ubriaco nella polvere: uniti ma eternamente disgiunti, stretti ma angosciosamente soli. Ed anche quella moneta rotolò via, lontano da loro. Non trovarono la forza di fermala: di impedirle di essere, nella sua piccolezza, l’ennesima occasione mancata. Erano entrati per saggiare sul palco la recitazione nel dramma ma su quelle vecchie assi di legno, nell’oro antico delle luci ingiallite, l’unico dramma che si era consumato era il loro.

-Avanti il prossimo Riccardo

Avevano detto; e lui era entrato.
Si era trascinato al centro ciondolante sotto il peso della sua gobba, aveva lasciato che il suo sguardo inseguisse indagatore i vicoli di Londra e poi, votati gli occhi alle stelle:

-Ormai l’inverno del nostro scontento si è mutato in meravigliosa estate, a questo sole di York; e tutte le nuvole che pesavano sulla nostra casa sono sepolte nel profondo cuore dell’o…

-Il prossimo!
-…ceano

-Ho detto: il prossimo!

-Ma…?!

Aveva provato a dire respirando un Joshua che intanto non riusciva a evitare l’avvento dell’incongruente tamburellare tachicardico del cuore

-Senti, mi spiace ragazzo. Ma non c’è pathos, non c’è sguardo, non c’è il corpo. Non c’è niente. Un Riccardo terzo così sarebbe morto secoli prima di dire “il mio regno per un cavallo”.

Aveva sentenziato la voce del regista, seduto tra i posti del pubblico.

Ed egli pugnalato alla schiena da quelle parole, se n’era uscito molto più gobbo e più Riccardo di quanto fosse mai entrato.
I suoi occhi avevano cercato con un po’ di fanciullesca speranza uno sguardo consolatore negli occhi di Jill, ma quelli non lo videro neanche arrivare. Indugiavano già da un po’ sulle assi del palco, incapaci di tornare a sollevarsi, definitivamente ancorati alla polvere da una magistrale serie di:

-Il prossimo!

Che avevano accompagnato gli ultimi tre anni di tentativi, e gli ultimi cinque di sogni. Erano occhi che pensavano a quanto avevano immaginato in quei lunghi anni di convivenza, che avevano disegnato un figlio, prima. Poi avevano abbassato il tiro su una vita tranquilla. E oramai erano scivolati a terra, incapaci di chiedersi cosa si potesse sognare con quello che dava loro il suo misero e vuoto stipendio di commessa.
Niente era più come allora, eppure nessuno trovava la forza di andarsene per la propria strada. Forse sarebbe bastato che uno dei due avesse avuto un po’ più di coraggio o forse, sarebbe bastato che gli occhi stramazzati a terra di lei avessero trovato la forza di incontrare quelli persi nel vuoto di lui.
Ma niente di tutto questo, continuava ad accadere.


- fine -

Shooting John


Alzati.
Mettiti qualcosa addosso.
Cazzo. Perché continui a rasarti i capelli, ti fanno la testa meno a palla.
Ho qui le carte; pianificato tutto, nero su bianco.
Dio che tende di merda.
Fuori fa caldo; cioè per essere novembre… in somma, fa caldo.
E sbottonati quella salopet, nessun tizio delle pulizie la porta su. Tieni il grembiule.
Muoviti dobbiamo preparare tutto prima che inizi la parata; c’è poco tempo.
Sarà una giornata storica, davvero.

Il caffé è sul tavolo; latte e zucchero giusto?
Gli attrezzi li prendo io. Andiamo.

Certo che vivi proprio in un quartiere di merda.
Pensa te; da domani sarà un’altra storia.
No fermo, la nostra macchina è quell’altra: quella nera. Sali.
Non ti da fastidio se fumo, vero?
Altrimenti sono cazzi tuoi. Sopporti.

Pensa te: il padre di quel figlio di puttana è un magnate della finanza, e lui va in giro a fare il pacifista.
Traffico di merda. Dallas è invivibile di questi tempi.

Cioè, roba da non crederci:
è andato su con i voti dei cattolici e adesso ce li spacca con questa storia della distensione coi russi e dei diritti ai negri.
Roba da matti.

Quanto Dio è stretto sto fottuto parcheggio!?
Prendi la roba dietro.
Chiudila quella cazzo di portiera.
Sigaretta?

Il nostro è quel palazzo là in fondo: quarto piano, stanza centoundici.
Vai, vai. I secchi li prendo io.

Cazzo, è già strapieno di gente.
Guarda quanti sbirri.
Cristo, ci mancava solo il portiere negro…
Lascia parlare me:

Siamo delle pulizie
Eh eh, certo certo.
Buona parata, e viva l’America.

Dai, muovi il culo e zitto; prima che gli venga in mente di farsi troppe domande.
Quarto piano t’ho detto. Centoundici.

Porta tutto dentro.
Chiudi bene.

Madonna. Senti la musica. La gente si sente fino a qua dentro.
Non farti domande, segui le istruzioni e basta.
La finestra è quella sul lato Ovest.

Aaahh. C’è una vista da Dio, sarà un giochetto.
Cristo quanta gente. Vedi te che diventiamo famosi.

Lo riconosci da solo o hai bisogno di una foto?
Scherzavo, scherzavo.

Stanno arrivando? Lo vedi bene il signorino di Harvard?
Guarda come ride quella checca del Massachussets…
Hai preparato tutto? Ok. Passami il ferro.

Dio, come ti vedo bene, posso contarti i capelli.
Saluta, saluta tutti. Saluta e ridi.

Tu mettiti sull’attenti e ripeti con me:
tanti saluti dal Texas presidente Kennedy…
buon viaggio, comunista di merda.

Fine

Problemi di gestione della verità


Se ne stava lì, fermo, dentro la vecchia Ford posteggiata sul ponte. Guardava il cielo attraverso le gocce di pioggia che scivolavano sul finestrino.Cercava la sua dimensione, in quella pennellata di grigio fra la linea del ponte e quella dell’orizzonte. Lo rassicurava quella sua aria da purgatorio, da cielo di nessuno, da eterno sospeso che salva dall’incombenza delle scelte.
Gli sarebbe piaciuto essere lì a disquisire col suo io della natura dello spazio e del tempo e di altri problemi che affliggono solo pochissimi uomini illuminati eppure, confrontandosi col suo doppio riflesso nel finestrino, si trovava a discutere di un problema dalla soluzione ancora più ardua e ineffabile: spiegare a sua moglie di come quella mattina, per mezzo di una anonima lettera dalla busta bianca, il suo nome e le parole “è” “licenziato” si fossero combinate nel modo peggiore per l’integrità di tutti quei progetti che la sua dolce metà si affaticava ad inventare mentre lui si faceva il culo compilando moduli assicurativi dieci ore al giorno.
Tutto sarebbe peggiorato: la loro serenità matrimoniale, il sesso e l’onorario del suo psicanalista.
Trent’anni da alcoolista e neanche un richiamo, ora che stava smettendo era stato licenziato, roba da fare causa alla “anonima”.
Cominciò a immaginare la credibilità che avrebbe potuto avere se avesse detto a sua moglie di essere stato licenziato per aver rifiutato le avance del capo; ma l’età e la passione del signor Jekyns per quella fascia di teenager che sono ancora teen ma già abbastanza ager da farti evitare una denuncia penale, faceva imbarcare parecchia acqua alla zattera della sua salvezza.
Oppure avrebbe potuto raccontare di come un disguido alla macchina del cioccolato gli avesse causato dei seri problemi con la gestione di certe accuse di razzismo verso gli afroamericani, ma considerando che il più nero dei suo colleghi era il tipo asiatico pagato con americana benevolenza per leccare i francobolli, sarebbe stato tutto inutile.
Non restava che inventare qualcosa di talmente assurdo da essere così inverificabile che neanche la naturale propensione di sua moglie per la risoluzione dei gialli avrebbe potuto dipanare.
Finalmente il mondo venne in suo soccorso; ecco cosa avrebbe detto:
per sbaglio ho visto la moglie del sig. Jekyns vestita come un enorme coniglio peluche rosa che saltellava sul ponte Forman con al collo un cartello che diceva “MIO MARITO E’ UN VECCHIO MANIACO” e in quanto unico testimone di quella pubblica vergogna sono stato licenziato.
Esatto.
Era fatta.Ora non gli restava che ringraziare quell’enorme coniglio peluche rosa che saltellava sul ponte Forman con al collo un cartello che diceva “MIO MARITO E’ UN VECCHIO MANIACO”, e tornare a casa col suo alibi di ferro.
Fece appena in tempo a mettere il piede sinistro fuori dalla Ford che il coniglio gigante salì sul cornicione del ponte e, voltatosi quanto basta per rivelare di avere una polpa da sig.ra. Jekyns, si lanciò nel vuoto e disperse la polpa sull’asfalto della statale sottostante.
Ritrasse il piede sinistro nell’auto e cominciò a riflettere sul fatto che i suoi problemi erano appena raddoppiati:
Primo; non avrebbe potuto più usare la scusa con sua moglie per evitare sterili accuse di macabra uccisione di moglie disperata e Secondo; sarebbe stato troppo difficile spiegare al suo psicanalista che tutto quanto era successo era stato ben prima di stappare la bottiglia di burboon che andava recuperando sul sedile posteriore.
…Quando si parla di accanimento della sfiga.

Fine .

Gotham City 2007


Ore tredici e ventisette. Incrocio tra la nona e la quattordicesima. Trentotto gradi. Traffico infernale. Le vetture procedono per inerzia, quasi trainate dalla forza gravitazionale dell’auto davanti. Non c’è spazio nemmeno per scendere, la massima libertà consentita è l’estensione dell’avambraccio oltre il finestrino.
Le auto sembrano tutte uguali, forse si potrebbe distinguerle dal colore ma fa così caldo che la lucidità dei guidatori è rimasta volentieri a godersi l’aria condizionata in ufficio. Sarebbe già abbastanza difficile, ma esistono uomini condannati a patire un destino molto più sadico:

Papà, papà… guarda, guarda… quello è Batman !

Comincia a strillare un bambino grassoccio, dentro una escort marrone mentre picchia col palmo sul vetro per farsi notare.

Piantala Mike ! ma che Batman e Batman, quello è solo uno sfigato con una macchina un po’ eccentrica, tutto qua.

Risponde il padre senza staccare gli occhi affaticati dalla targa della Rover davanti.

Ma no papà ! ti dico che è Batman, c’ha pure il costume.

E continua a picchiare sul vetro.

L’uomo si volta verso la macchina accanto. Dentro c’è un tizio vestito da Batman, con la barba di tre giorni, il gomito sul finestrino abbassato e una malboro tra le dita.
Si stropiccia la faccia con la mano sinistra, pensa un paio di cose poco carine sugli omosessuali, poi torna a fissare la targa davanti.

È solo uno sfigato Mike, lascialo perdere.

Intanto nell’altra auto, il tizio vestito da Batman allunga una mano verso una bombola e prende in mano una mascherina; fa un tiro forte, si riempie i polmoni.

Aha… ah… -ridacchia sconnesso- Joker di merda.

Posa la mascherina su dei giornali di almeno un paio d’anni fa: “Joker vince le elezioni!!!” titola il Gotham Observer; “precarietà e flessibilità colpiscono anche i super eroi!!” sfoggia il Gotham Post, un po’ più recente, ma comunque vecchio.
L’uomo in costume lascia cadere nell’abitacolo, tra i suoi piedi, il mozzicone di malboro. Lo spegne calpestandolo e quello per ripicca diventa una tutt’uno col tappeto di cicche ormai invecchiate dal tempo. Guarda la bombola, dice a mezza voce

Gas esilarante, Joker industries. Attenzione, crea dipendenza.

Poi con tono normale

Strammerda. Per quando arriverò al mio Bat-monolocale di periferia quel prosciutto là dietro sarà diventato una braciola arrosto. Quel bastardo di maggiordomo mi ha piantato… l’ho sempre saputo che lo faceva solo per i soldi.
Cazzo. Ormai sono quasi due anni che non lavoro più. L’uomo pipistrello non lo vuole più nessuno; dicono che spavento gli anziani, in giro di notte.
E io intanto crepo di fame…
Cazzo, dovrei comprarmi un fottuto costume da uomoragno.
- Fine -