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Non è morto cio che è morto e in eterno può aspettare
eppur nel volgere di infinite ere
anche la morte muore
( H.P. Lovecraft / liberamente riadattato )
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Mi chiamo Nik Henram e sono l'unico alievo del più grande investigatore che la Londra del 700 abbia mai avuto.
Si chiamava Micheal Mann e dedicò tutta la sua esistenza a prendere il più grande figlio di puttana di tutti i tempi, il primo serial killer della storia dell'umanità.
Tanti prima di lui avevano sognato e delirato di potergli mettere le mani addosso, e tutti ugualmente... avevano fallito.
Ero poco più di un giovinetto quando lo conobbi, era un amico di mio padre che dal canto suo, lo considerava un genio. Micheal era anche una sorta di ingegnere, riusciva a mettere a posto e far funzionare qualsiasi cosa avesse dentro molle, rotelle e ingranaggi ed io fanciullo vanitoso e impaziente rimasi maledettamente affascinato dalla quella sua capacità di piegare la materia ai suoi voleri. Fu anche e soprattutto per questo che volli divenire suo assistente e apprendista, fu anche e soprattutto per questo che dedicai al suo sogno la mia giovinezza ed ora, è ancora e soprattutto per questo che gli dedico la mia vecchaia. Gli ho visto versare sangue e lacrime per quel figlio di puttana, l'ho visto spengersi in un letto di convulsioni e d'odio per quel mostro che non riusciva a fermare. Quante notti passate insieme alle ombre a vegliare, sperando di vedere in un ombra che muore sconfitta dall'alba il segreto di quell'assassino impunito. Nessuno, nessuno era mai riuscito a prenderlo, ma c'era un problema ancora più grosso: nessuno era neanche mai riuscito a vederlo.
Sapeva arrivare in silenzio, piano e come la morte non lasciava altro che il cadavere come inequivocabile traccia del suo avvento. Quante ore passate a prendere appunti e a tessere schemi sulla carta, quanti giorni spesi a cercare di carpire il suo segreto. Ero arrivato a provare qualcosa di assurdo per quel maledetto: un misto di odio, rispetto e... invidia. Ma poi vidi Michael morire in quel modo, lui lo aveva ucciso ed io non riuscii a provare altro che vendetta. vendetta e rancore. Mi sveglio ancora vedendo i suoi occhi bangati di lacrime, le sue mani ormai vecchie e ossute che mi allungano quella scatola rotonda, la aprono, indicano quelle asticelle nere e... la sua voce.
Ci ho messo tutta la vita Nik, gli ho dedicato troppe ore rapite al sonno, ma ce l'ho fatta. Dopo anni che ci lavoro ora funziona. Settant'anni per provare a prenderlo... senza riuscirci, ma ora almeno grazia a questo
un colpo di tosse, un rigolo di sangue
grazie a questo tu potrai vederlo, finalmente potrai vederlo.
Questo... ce l'ho in mano proprio ora. Non era neanche riuscito a dargli un nome quel giorno, una vita per inventarlo ed era morto senza riuscire a dare un nome alla sua creatura...
tristezza, rabbia, delusione.
Questo... oggi tutti lo chiamano orologio, e oggi grazie a questo... lo vedo.
Non ho risolto ancora il secondo problema però, fermarlo.
Quando dicevamo in giro che l'avremmo fermato la gente diceva che eravamo pazzi, i più gentili diceavano che eravamo sognatori. Ora anche io sono vecchio, anche le mie mani sono stanche e ossute, ma riesco ancora a stringere questo, riesco ancora a vederlo.
Bastardi ingrati, sognatori... dicevano, e forse era vero. Eppure, io, ho capito come fermarlo; devo andarlo a cercare nei miei sogni, devo andarlo a stanare nei miei incubi.
Per questo l'orologio di Michael non mi basta più; per questo ho bisogno anche di questa, della mia vecchia cara pistola.
Ti vedo già, nel buio in fondo alla canna.
Preparati, vengo a prenderti. Figlio di puttana
BANG

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